Il ninfeo
In origine il ninfeo era stato il tempio delle ninfee che popolavano i mari, i boschi e i monti. Il termine ninfeo nella Roma imperiale, significava fontana monumentale.
Il primo artista che descrisse questi monumenti fu Leon Battista Alberti, che nei suoi racconti descriveva grotte artificiali abbellite dalla mano dell'uomo.
Nel cinquecento però, la maggior parte dei ninfei era costituita da uno o più ambienti in muratura, locati in ampi parchi, che l'uomo cercò di modificare allo scopo di creare l'illusione di un regno d'acque, attraverso un uso appropriato di spugne, pietre pomici, madreperle, coralli, conchiglie e tufi. Questi materiali incastonati l'uno nell'altro su tortuose pareti, formavano decorazioni alle quali venivano affiancati mosaici, affreschi, e stucchi.
A Lainate il ninfeo assunse grande importanza per le sue forme e la sua architettura e l'avanzatissimo impianto idraulico.
Originariamente la facciata era costituita in "cotto a vista" che riportava il ricordo agli edifici termali romani e per tutto il cinquecento punto di riferimento per i costruttori di fontane monumentali.
Con il restauro ad opera dei Litta la facciata venne ricoperta da una "pellicola" di arenaria utile a proteggere dell'umidità.
Il prospetto sud venne ricostruito da una equipe di artisti guidata dal pittore Levati e dallo scultore Carabelli.









